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Così triste cadere in battaglia, lettere da Iwo Jima

Ultimo Aggiornamento: 18/08/2012 15:00
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Città: MILANO
Età: 54
Sesso: Maschile
16/08/2012 01:25

Kakehashi Kumiko


TITOLO: Così triste cadere in battaglia, lettere da Iwo Jima e il racconto di quei cruciali giorni di guerra.
AUTORE: Kakehashi Kumiko
CASA EDITRICE: Einaudi
PAGINE: 206
COSTO: 15€
ANNO: 2007
FORMATO: 21 cm X 14 cm
REPERIBILITA': Ancora presente nelle librerie di Milano

Il libro è molto bello, racconta poco dell'evolversi della battaglia, ma tanto sui sentimenti dei soldati giapponesi, in particolare del loro comandante: il generale Tadamichi Kuribayashi.
Sono riportate le lettere che Kuribayashi scrisse alla famiglia, ed anche lettere di altri soldati a Iwo Jima.
Purtroppo io ho un grosso limite nella lettura di storie come queste, proprio non riesco a capire l'onore e l'utilità di morire in battaglia in quel modo.
L'autrice non trasforma il libro in una zuppa filo militarista, però accetta il concetto di eroismo per aver combattuto fino all'ultimo uomo.
Morirono 20 mila giapponesi, il che comportò anche la morte di 7000 statunitensi, e per cosa? La guerra era persa, lo stesso Kuribayashi sapeva che non avrebbe potuto vincere quella battaglia, ma la resa non era un'opzione, solo il sacrificio ultimo. Certo, lo scopo di Kuribayashi era quello di ritardare la sconfitta per impedire il più possibile i bombardamenti su Tokyo, che da Iwo Jima sarebbero stati più semplici.
Ma la conseguenza finale fu che quella opposizione totale metro per metro, soldato contro soldato, che causò 7000 morti americane, convinse gli Usa (assieme alla battaglia di Okinawa) che un'invasione del Giappone sarebbe stata troppo dispendiosa in termini di soldati americani, e quindi optarono (o almeno fu uno dei motivi, di certo non l'unico) per il bombardamento atomico.
E se Kuribayashi ad un certo punto si fosse arreso? Salvando, magari, 15 mila giapponesi e altre migliaia di americani, forse le cose sarebbero state diverse, forse.
Kuribayashi non era un fanatico, sapeva di non avere scampo, non era neanche un antiamericano, aveva vissuto negli Stati Uniti 5 anni e conosceva la sua potenza industriale, eppure combatté fino alla fine.
Purtroppo, per me, questo non è eroismo, è pazzia.
Ovviamente non discuto sugli atti eroici dei soldati nipponici, inferiori sia di numero che di armamento e rifornimenti. Anche se la pratica di dare una bomba a mano ai feriti per farsi esplodere, e con loro magari anche qualche soldato americano che li stava soccorrendo, non lo chiamerei eroismo.
Kuribayashi vietò ai suoi soldati di compiere attacchi “banzai”, cioè di attaccare le linee americane in un attacco suicida, voleva che i suoi soldato combattessero fino alla fine.
Ecco, però, una serie di ordini alla truppa:
1 Difenderemo questo luogo con tutte le nostre forze fino alla fine;
2 Ci scaglieremo contro i carri armati del nemico imbottiti di esplosivo per distruggerli;
3 Annienteremo i nemici, precipitandoci in mezzo a loro per ucciderli;M
4 Ciascun nostro colpo raggiungerà il bersaglio e ucciderà il nemico;
5 Non moriremo prima di aver ucciso dieci nemici;
6 Continueremo a colpire il nemico con le tecniche della guerriglia anche se soltanto uno di noi rimarrà in vita.


Kuribayashi dimostrò di non essere un fanatico, anche perché si rifiutò di combattere come gli ordinavano i superiori, cioè fermare gli americani sulla spiaggia. Sapeva che la superiorità aereo-navale americana avrebbe loro permesso di sbarcare, e quindi si concentrò sulla difesa delle retrovie , effettuando una battaglia di logoramento.
I generali americani pensavano di conquistare Iwo Jima in 5 giorni, ce ne misero 36. Il 16 marzo 1945 Kuribayashi decise che potevano solo fare un ultimo attacco, la resistenza non era più possibile perché mancavano viveri, acqua e munizioni. Il 26 marzo ci fu questo ultimo attacco, non è certo se Kuribayashi vi partecipò oppure fece seppuku come era tradizione per gli alti ufficiali. L'autrice è convinta che combatté fino alla fine con i suoi soldati.
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Post: 1.100
Sesso: Femminile
17/08/2012 16:12

Per chi non se la sente di leggere il libro intero c'è anche il bel film di Clint Eastwood (e poi per completare si potrebbe vedere il racconto dalla controparte americana "Flags of our fathers" sempre di Eastwood)
“ Ragazzi, amate vostro padre, vostra madre, amate i vostri fratelli e le vostre sorelle. Se gli esseri umani saranno capaci di amarsi l’un l’altro e in più di amare gli animali, le piante, le montagne e i mari della Terra, il vostro pianeta vivrà in pace per l’eternità” (da Vultus V)
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Post: 9.854
Città: MILANO
Età: 54
Sesso: Maschile
17/08/2012 16:53

Re:
sally__75, 17/08/2012 16.12:

Per chi non se la sente di leggere il libro intero c'è anche il bel film di Clint Eastwood (e poi per completare si potrebbe vedere il racconto dalla controparte americana "Flags of our fathers" sempre di Eastwood)



Bel film, io ho visto entrambe le versioni, e vanno viste tutte e due.


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Post: 1.100
Sesso: Femminile
18/08/2012 15:00

hai perfettamente ragione
“ Ragazzi, amate vostro padre, vostra madre, amate i vostri fratelli e le vostre sorelle. Se gli esseri umani saranno capaci di amarsi l’un l’altro e in più di amare gli animali, le piante, le montagne e i mari della Terra, il vostro pianeta vivrà in pace per l’eternità” (da Vultus V)
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